Domenica 26 Maggio 2013
POLVERE DI…CALCIO
20-05-2013 POLVERE DI...CALCIO DI ENRICO DE MARIA

 

 

Addio, serie B. Ti abbiamo inseguita  per decenni e conquistata, increduli, lo scorso anno, per perderti quasi subito, senza neppure il tempo di assaporarti. Pure abbiamo compiuto, insieme, un cammino che, onestamente, non avremmo mai immaginato di fare. Siamo una piccola città, sfiancata da anni di scelte strategiche discutibili, una città sempre pronta ad accendersi, ma anche a criticare, a dimenticare in fretta. Poco meno di un anno fa, eravamo in tanti a celebrarti, in una tiepida serata di fine primavera, prodromica dell'imminente estate; quindi, pochi giorni dopo, la festa si ripetè in piazza Cavour; nell'entusiasmo generale, seguendo le belle bandiere al vento, mi ritrovai a domandare a me stesso (e soltanto a me stesso): "E se fra un anno dovessimo retrocedere, qualcuno di ricorderà di questa serata? Dei protagonisti di questo insperato ritorno nel calcio che conta? Degli artefici di questo miracolo?".

Adesso giro pubblicamente la domanda e mi do le prime risposte: sì, ci ricordiamo. Eccezion fatta per pochi, ma davvero pochi ingrati, il pubblico vercellese - il più corretto della serie B: le velottate, altrove, avrebbero scatenato ben diversi putiferi - ricorda, ed è ancora riconoscente ad un presidente e ad una dirigenza che, tre anni fa, sono montati sulla scialuppa di salvataggio trascinandovi sopra la Pro. L'hanno presa per i capelli, quando già il mare grosso stava travolgendo storia, trofei, tradizione, leggenda. Insomma tutto. E poi, soprattutto, anche grazie all'appoggio dell'amministrazione comunale (sindaco in testa) che hanno creduto e appoggiato il progetto, hanno incominciato a ragionare in grande. Dall'orlo del baratro, quasi senza accorgercene, ci siamo ritrovati i serie B: il che, e siamo onesti, non era nemmeno lontanamente immaginabile in tempi tutt'altro che remoti, quando si aspettava l'incasso della giornata, appena contabilizzato da Vittorio Tagliabue, per saldare qualche fornitore, anticipare stipendi, tranquillizzare creditori sempre più nervosi. Ci siamo ritrovati nella serie cadetta con una società solida che ha lavorato pure per il futuro, ben sostenuta dall'amministrazione comunale che ha compiuto uno sforzo non indifferente mettere a norma il "Silvio Piola", oggi tra gli stadi più belli e meglio attrezzati d'Italia.
Purtroppo, le strategie non hanno funzionato in ambito agonistico, dove sono stati commessi errori di valutazione, inesorabilmente pagati: primo fra tutti, quello di non essere riusciti a scovare un bomber degno di questo nome, in grado di assicurarci quella dozzina di gol che si sarebbero trasformati in preziosi punti playout. Eppure, alzi la mano il tifoso che non avrebbe giurato su Tiribocchi, la delusione più grande della stagione. Col senno di poi (ripeto: col senno di poi, che un umorista ha definito "la più esatta delle scienze") sarebbero stati assai più utili Malatesta e soprattutto Martini. Non si può dire che la società non ci abbia provato, almeno nel mercato di riparazione di gennaio. Ma anche qui, la campagna di rafforzamento è naufragata, soprattutto perché non si è trovato il guizzo vincente in grado di corroborare l'attacco più asfittico del campionato. Eppure, nonostante i risultati, lo "zoccolo duro" dei tifosi non ha mai mollato: raramente (se non dopo l'avvilente prestazione interna con il Grosseto, e nell'atto conclusivo di Cesena) la squadra è stata messa sotto accusa. E ciò è confortante per l'immediato futuro.
A Cesena, abbiamo visto all'opera anche ragazzini interessanti, soprattutto quel Romano che ha stupito per carattere e autorevolezza. Nell'ultimo atto della B, hanno giocato al meglio De Silvestro e Ragatzu e tutt'altro che sfigurato i veterani della promozione Ranellucci e Rosso. 
Non entro infine nel merito della diatriba sulla maglia di Rosso, offerta ma rifiutata dai tifosi:  io l'avrei presa, ma capisco chi ha voluto dichiarare in tal modo la propria delusione. Un "modo" drastico, ma civile e misurato. E poi, sia ben chiaro, il gesto non era certo rivolto a Rosso, ma alla squadra. Sfogata la delusione, i tifosi devono però tornare a stringersi attorno alla squadra che ha di nuovo bisogno di loro in Prima Divisione. Noi abbiamo la certezza che, nonostante le prime (ma non le seconde, subito a ruota) dichiarazioni, Massimo Secondo non lascerà e aggiungiamo che, conoscendo la sua indole combattiva, non si accontenterà di un campionato anonimo, per tirare a campare. Dunque, stiamo vicini a questo presidente e al suo staff che, errori a parte (onestamente riconosciuti) ci hanno fatto vivere un sogno che, probabilmente, non vivremo più. Grazie e ad maiora, vecchia e cara Pro!

 
18-5-2013 POLVERE DI...CALCIO DI ENRICO DE MARIA

 

“Dopo tre anni lascio la Pro, spero in buone mani”. Questa la sintesi estrema della conferenza stampa che Massimo Secondo, circondato da tutto il suo staff dirigenziale, ha tenuto giovedì pomeriggio in sede. Ma, in realtà, non sarà così. Perché, dopo l’annuncio solo all’apparenza choc, incalzato dalle domande dei giornalisti, il presidente ha dichiarato che, se nessuno con intenzioni serie busserà alla porta di via Massaua, sarà ancora lui a garantire l’iscrizione al prossimo torneo di Prima Divisione e a gestire l’intera stagione; solo dopo la fine del campionato 2013-14, potrà esserci l’addio vero   proprio.

Confessiamo che le parole di Secondo ci hanno rinfrancati. A meno di miracoli, nessuno busserà alla porta della Pro Vercelli per rilevare l’attuale dirigenza, la speranza è che almeno qualcuno si presenti per supportarla, qualcuno, magari, che quest’anno ha già compiuto uno sforzo non indifferente firmando gran parte della cartellonistica al Piola. Auguriamo a Secondo di trovare nuovi soci acconci ma, onestamente, temiamo per lui (non per noi) che gli toccherà provvedere anche quest’anno alle sorti pallonare di Vercelli. A nostro avviso, se così sarà, la Pro non potrà che averne giovamento.

Si chiude sabato, a Cesena, un campionato sicuramente al di sotto delle speranze che sarebbe però sbagliato nonché cinico abiurare: è vero, abbiamo respirato troppo poco l’aria della serie B - dopo averla tanto agognata -, ma almeno l’abbiamo respirata. Tutt’Italia ha reimparato a considerare la Pro Vercelli che, prima dell’avvento della dirigenza Secondo, veniva citata solo per l’epopea del sette scudetti, ma più che altro per ragionare quanto fosse lontano quel calcio dall’attuale. Rai e Sky si sono soffermate a trattare le vicende attuali delle bianche casacche, non quelle di cento anni fa e spesso la squadra è stata difesa dagli evidenti errori arbitrali (che hanno condizionato, e non poco, l’esito infausto della stagione) per bocca di commentatori più che autorevoli. Non ultimo, il ritorno in B ha accelerato il restylng ormai improcrastinabile del “Silvio Piola”, ora diventato un piccolo gioiello del calcio di provincia. In conferenza stampa, Secondo ha rimarcato che, oggi, la città può vantare strutture sportive pubbliche all’avanguardia in grado di essere utilizzate anche dalle future generazioni di calciatori, dirigenti e tifosi: e non è poco.

Certo, tutti avremmo sperato in un esito diverso, un una salvezza che non sembrava poi così irraggiungibile; tuttavia, scorrendo i calendari della Prima divisione ci siamo accorti che la nostra piccola città stava più in alto di capoluoghi ricchi e onusti di gloria calcistica recente, non solo storica.

Secondo dunque assai probabilmente resterà, iscriverà la squadra al campionato, versando la fideiussione canonica da 600 mila euro e poi, con lo staff tecnico, imposterà la stagione. La città dovrà ancora una volta ringraziarlo di questo ulteriore sforzo, che il presidente sarà chiamato a compiere per non lasciare morire una società che, senza di lui, oggi si barcamenerebbe probabilmente nei tornei dilettanti. E se è vero che è presto per fare programmi e tanto meno annunci, noi abbiamo la certezza che, una volta rimasto sulla tolda di comando, Massimo Secondo non si limiterà a impostare un torneo senza pretese; possiamo anche sbagliarci, ma, se fossimo scommettitori – mentre invece non lo siamo – fin d’ora punteremmo senza tentennare un bel po' di euro.

 
POLVERE DI...CALCIO DI ENRICO DE MARIA

 

 

E, alla fine, è accaduto quanto ci eravamo augurati che mai potesse accadere: il derby di ritorno, al "Piola", rappresenta il mesto addio per la Pro alla serie B, mentre i novaresi lo affrontano con una seppure remota chance di accedere ai playoff per la serie A. Nonostante ciò, è un derby tanto carico di simboli e significati da far dichiarare al patron della Pro Massimo Secondo (a proposito, auguri per una pronta ripresa dall'infortunio patito qualche giorno fa, mentre si trovava all'estero) che, dalla risposta del pubblico vercellese, dipenderà il futuro della società. Qualcuno ha trovato stramba questa dichiarazione, altri l'hanno puntualmente fraintesa (occorrerebbe sempre leggere con attenzione i giornali, non reinterpretarli), ritenendola un ingiustificato attacco alla tifoseria. Assurdo: nell'intervista in questione (rilasciata al sottoscritto per La Sesia) Secondo se l'è presa con i tanti che, purtroppo, continuano a disertare lo stadio, nonostante la Pro abbia toccato il traguardo della B che non raggiungeva più da 64 anni, non certo con i fedelissimi che, quest'anno, non si sono mai staccati dalla squadra. Vale a dire i 1800-2000 quasi fissi al Piola e, soprattutto, i commoventi tifosi che l'anno seguita su quasi tutti i campi, da Grosseto a Reggio Calabria, da Modena a Verona. Secondo si è lasciato andare ad un più che comprensibile sfogo nei confronti di una città che (amministrazione comunale e qualche generoso sponsor a parte) non ha creato squadra con la sua società sportiva più blasonata, a differenza di quanto invece avviene (ed ha citato ad esempio Novara) in altre città. Purtuttavia , non ha affatto detto: "Lascio". Ha rimandato ogni decisione - ma sotto sotto noi pensiamo che rimarrà sulla tolda- appunto al derby con il Novara, per il quale si augura soprattuto una cosa: avere un pubblico all'altezza dell'evento. Naturalmente, il presidente si augura pure un successo, che gratificherebbe il suo orgoglio, quello dei giocatori e, soprattutto, quello della tifoseria, non certo al settimo cielo dopo la matematica retrocessione in Prima Divisione al termine di un soffertissimo, avvilente campionato; ma, sabato, ciò che convincerà Secondo - il combattivo Secondo - a non abbandonare, sarà soprattutto la cornice di pubblico.
Non sono ancora trascorsi dodici mesi dalla storica vittoria di Modena sul Carpi, ed ecco che la Vercelli calcistica ripiomba nella mestizia, dopo l'apoteosi di quei giorni. Mestizia accresciuta dall'amara, ma lineare constatazione che sarebbe bastato vincere tre partite in più - impresa assolutamente alla portata anche di una squadra senza bomber di razza - per giocarsi, oggi, i playout salvezza. Il bicchiere mezzo pieno è l'avventura della B, che la squadra ha percorso e che, fino a pochi anni fa, era semplicemente inimmaginabile. Io, personalmente, ho ancora nelle orecchie gli sfottò del pubblico di Crescentino e di Boergosesia, nonché quelli di tutte le altre microscopiche società di provincia che ci ospitavano al grido di "Benvenuti tra gli onesti". Ben sapendo che eravamo piombati tra i dilettanti proprio perché - in estrema onestà - "papà Celoria" si era rifiutato di "truccare" le fidejuossioni bancarie, a differenza di quanto accade ancora oggi a latitudini anche superiori: nei prossimi giorni, su questo tema, ne ascolteremo delle belle.
Morale, ventritré anni fa eravamo tra i Dilettanti e, tre stagioni orsono, prima che arrivassero Secondo & C. a togliere le castagne dal fuoco, sembravano destinati a riemulare quelle giornate infauste. Ebbene, in pochi mesi, con la fortuna costruita sulla solidità societaria, siamo finiti in C1 e poi - stavolta con meriti oggettivi conquistati sul campo - addirittura in B. Questo non va dimenticato, quale che sia la decisione che Secondo ed il suo staff prenderanno dopo il derby di sabato.
Derby difficile, ma non proibitivo. Sfoderando novanta minuti all'altezza (non soltanto 35 come è avvento a Verona), questa Pro può competere con chiunque, bomber o non bomber. Secondo ci conta, i tifosi pure. Tocca ai giocatori. I fans degli azzurri (secondo le previsioni, assai numerosi) ci bombarderanno di sfottò, come del resto, a parti invertite, faremmo anche noi. Facciamoglieli (sportivamente) ingoiare inventando la prestazione-monstre della stagione. Forza, vecchia Pro!

 
30-04-2013 POLVERE DI...CALCIO DI ENRICO DE MARIA

 

Cari giocatori della Pro Vercelli. I tifosi del "Piola" che vi hanno sempre sostenuti e incoraggianti, spesso scusati, sono rimasti delusi, delusissimi (e forse questo aggettivo è persino eufemistico) dalla vostra prestazione di sabato e adesso sono proprio avviliti (e pure qui ricorro ad un eufemismo). Non si affronta la gara che doveva essere dell'orgoglio, ma anche di una residua speranza - visto l'esito del match di Ascoli - con la sufficienza che avete espresso sabato, di fronte al derelitto Grosseto. Oggi, tramite questa rubrica, con la quale ho pure cercato, sempre, di spronarvi, vorrei raccontarvi quanto avvenne all'allora "Robbiano " (oggi il vostro stadio Piola) il 18 giugno 1972. Anche allora la Pro Vercelli, che era appena ritornata in C, dopo tanti anni di attesa, stava giocando una gara, sulla carta ormai inutile, contro il Seregno: mancava solo la matematica a sancire il mesto ritorno in serie D. Pure, quel giorno, contro il Seregno, spronati da un attaccante fatto in casa, Paolo Zarino, la squadra sfoderò voglia, grinta, orgoglio: superò i lombardi e, miracolosamente (auspice un'incredibile sconfitta interna del Treviso, ad opera del Legnano), conquistò una salvezza che veniva quotata 100 a 1.
Vi confesso che speravo, che speravamo in tanti, in una grande prova di carattere; invece ci avete confezionato un pomeriggio di pessimo calcio, condito da errori sesquipedali, massimo il gol che De Silvestro s'è divorato con la porta totalmente spalancata, dopo una tampa grossolana del portiere ospite Lanni. Lo sbaglio macroscopico di De Silvestro ha targato una stagione disgraziata, durante la quale, pure, non erano mancate prove assai convincenti: il successo esterno a Spezia, quello interno sul Varese, per non andare troppo a ritroso. Con il Grosseto, invece, un vero pianto e, naturalmente, anche Braghin non può chiamarsi fuori: raramente avevamo visto la squadra così povera, non dico di idee, ma addirittura di abbozzi di idee. Il segnale di resa contro una compagine derelitta qual è il Grosseto - che pure all'andata ci aveva umiliati - è stato tanto netto quanto avvilente, e dire che Brugnam ha spedito nella ionosfera il rigore che avrebbe amplificato la vergogna.
Riteniamo che i tifosi e soprattutto i vostri dirigenti (tra i pochi che onorino con puntualità svizzera il saldo di stipendi e contributi) meritassero ben altro. Fate dunque un serio esame di coscienza e cercate di recuperare l'orgoglio smarrito (per capirci: quello ostentato nella sfortunata ma commovente gara interna con il Sassuolo) perché vi attendono due partire terribili: la trasferta al Bentegodi di venerdì sera poi il derby interno con il Novara. Da paura. Ma, all'andata, il magno Verona non riuscì a spuntarla e dunque aggrappiamoci anche a questi ricordi positivi. Stiamo lasciando una serie di prestigio inseguita per oltre sessant'anni: la classifica ci induce a fremiti di rabbia; se solo avessimo vinto tre partite in più in casa (impresa tutt'altro che fuori dalla nostra portata), oggi saremmo in piena corsa per giocarci la permanenza in B con i playout. Però è inutile piangere sul latte versato; occorre però, assolutamente, chiudere dignitosamente, anche per invogliare Secondo, Saggia, Rizzi & Co. a programmare subito una Prima divisione da protagonisti. E' quanto la città si auspica, è quanto vi chiediamo.

 

 
25-04-2013 POLVERE DI...CALCIO DI ENRICO DE MARIA

 

 

In queste poche righe vorrei disperatamente cercare di conferire un po' di "appeal" al match di sabato al Piola, che rischia di diventare quello meno seguito della storica stagione in cui, dopo 64 anni, Vercelli è riuscita a riassaporare la B. La prima considerazione sta appunto nella premessa: tornare nel calcio che conta dopo ben oltre mezzo secolo è un fatto incontestabile per il quale noi dovremmo essere eternamente grati alla dirigenza Secondo, qualunque cosa accada da qui in poi. E il modo migliore di dirgli "grazie" sarebbe quello di non disertare in massa il Piola, anche se il match, sulla carta, dopo la Caporetto di Vicenza, non dovrebbe dire più nulla.

Seconda ragione. La vendetta sportiva che i bianchi sono chiamati a consumare nei confronti dei maremmani che, all'andata, ci inflissero la sconfitta più umiliante della stagione, loro che, già all'epoca, al netto della forte penalizzazione di partenza, apparivano come la squadra più scarsa del torneo pur potendo ancora contare, allora, su un centravanti come Sforzini per il quale tutti noi, a Vercelli, ci saremmo leccati baffi e controbaffi. Terzo, ribadire che non siamo affatto l'ectoplasma visto al Menti di Vicenza, squadra mediocrissima, che pure ci ha infilati tre volte grazie ad una difesa prematuramente in vacanza, e sul rendimento della quale ha pesato, in modo macroscopico, l'assenza di Borghese.A Ben guardare, il Vicenza ha sfruttato cinicamente tre delle sue quattro palle gol, mentre noi ci siamo letteralmente mangiati - con Ranellucci - tre colpi di testa a colpo sicuro finiti tutti ben lontani dai pali. Il solo Iemmello, sabato scorso, è sembrato all'altezza della situazione: su questo giocatore (tra l'altro capocannoniere ora della squadra con la miseria di quattro gol, ma con l'alibi fondatissimo di aver giocato scampoli di gara) abbiamo già detto e ripetuto quanto segue. E cioè che potrà anche essere abulico e discontinuo, talvolta, per dirla tutta, insopportabile; tuttavia è l'unico atleta di classe cristallina (Appelt Pires è da rivedere perché sul suo rendimento ha pesato la lunga assenza per il ben noto infortunio) che oggi la Pro possa permettersi di schierare. Al "Menti" ha trovato due acuti tenorili da applausi a scena aperta: sul primo, alla fine del primo tempo, ha compiuto un gesto tecnico degno di Del Piero o di El Shaarawy, ma il portiere ha sventato la sua prodezza con una parata sensazionale; nella ripresa, quando purtroppo eravamo già sullo 0 a 3, ha messo a segno un gol da palati fini.

Per il resto, un pianto. Eppure eravamo di fronte ad una formazione tutt'altro che irresistibile, con evidenti pecche in difesa che non siamo riusciti a capitalizzare: non per ripeterci, ma mai come in partire come questa ha pesato l'assenza di un uomo d'area, alla Ardemagni, per intenderci, che, con i suoi guizzi a ridosso dell'area piccola, potesse trasformare in oro colato le occasioni. Con un centravanti siffatto - al quale Iemmello poteva fungere da spalla ideale - oggi la Pro sarebbe ben salva. Queste considerazioni, tuttavia, sono dettate dal senno di poi. Alzi la mano chi, a luglio, non avrebbe voluto l'ingaggio di Tiribocchi.

Oltre a questa considerazione di fondo, non possiamo non considerare gli infortuni che hanno sempre impedito, prima e dopo a Braghin e, nella parentesi camolesiana, all'ex allenatore del Torino, di schierare una formazione-base e di insistere su quella. Al "Menti" abbiamo incassato gol evitabilissimi per l'assenza forzata di Borghese, ma è da diverse settimane che non possiamo contare su Modolo - forse, in assoluto, il giocatore più continuo della stagione - e su quel Vinci che aveva sicuramente impressionato nella sua pur troppo breve stagione vercellese.

Non ci resta che leccarci le ferite e tentare di finire bene, a testa alta, incominciando a restituire al Grosseto i colpi da ko dell'andata. Un "Grazie" corale della tifoseria sarebbe infine un ottima carta da giocare per convincere Secondo, Saggia, Rizzi & Co. che valed la pena di riprovarci in Prima Divisione. Per non fare trascorrere altri 64 anni.

 


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