Martedì 18 Giugno 2013
POLVERE DI…CALCIO
22-03-2013 POLVERE DI...CALCIO DI ENRICO DE MARIA

 

 

Rinfrancati dal successo di Padova, pure noi c'eravamo cullati nell'illusione del sogno, illusione che è durata un niente, come "tutte le più belle cose", per dirla con De Andrè. Eppure avevamo messo in guardia i nostri prodi: "Non dovete mai perdere la concentrazione". Purtroppo, l'hanno smarrita ben tre volte, contro il Brescia, e sono stati dolori. Che si sia trattato di un inammissibile calo di concentrazione è attestato dal gol del pareggio del Brescia (quello dell'1 a 1), arrivato dopo che le rondinelle sembravano in visibile calo visto l'assedio continuo e faticoso condotto alla porta di Valentini il Grande dopo la fantastica conclusione, in apertura di Scaglia. Subìto quel gol, il Brescia si è riversato con rabbia e frenesia nella nostra area, procurandoci non pochi spaventi; in due circostanze, Valentini è stato super, ma per un periodo di incalcolabile sofferenza la squadra ha badato soprattutto a difendersi: l'ha fatto con il cuore in gola, ma anche con efficacia. Poi, quando pareva che la tempesta fosse passata, ecco il corridoio spalancato per l'altro Scaglia, davanti al rassegnato Valentini; poi, nella ripresa, altri due errori di concentrazione che sono valsi il patatrac: Corvia (dico, Corvia!) lasciato libero di girare in porta un "sombrero" di Caracciolo e, dopo il pareggio della speranza di Ragatzu, un altro blackout difensivo che ha innescato l'opportunismo del solito Corvia. Morale: tre gol scaturiti da azioni tutt'altro che irresistibili: se, dovendo giocare alla morte, ti fai sorprendere tre volte così, il tuo destino è segnato.
Ora, abbiamo appreso dalle parole di capitan Abbate che i giocatori della Pro non sono intenzionati ad arrendersi anzitempo, ma, obiettivamente, anche in virtù di alcuni risultati decisamente sorprendenti (vedi il largo successo della Reggina ad Ascoli), la situazione è maledettamente complicata. Oltre ai risultati, pesano gli infortuni (preoccupa soprattutto l'assenza di Modolo, sempre tra i migliori nelle ultime gare), che stanno sgretolando la difesa, e sgomenta la pochezza dell'attacco, dove noi continuiamo a non comprendere (Braghin non ce ne voglia) l'impiego al lumicino di Iemmello. Dati alla mano, i cannonieri della Pro sono Tiribocchi, che non c'è più, e il terzino Scaglia, appaiati a quota tre gol. E qui dobbiamo soffermarci su Eusepi: questo giocatore ha una volontà di ferro, arretra spesso a dare una mano, recupera palloni importanti, ne lavora in quantità industriale, sgomita, incassa colpi duri, talvolta proibiti, soccorre i compagni di gioco, ma, accidenti, non vede la porta. Gli auguriamo di sbloccarsi a Spezia e, con lui, tutta la squadra. Si giocherà all'ora di pranzo. Sulla carta, lo Spezia era tra i sicuri pretendenti della A in diretta: se scorriamo i nomi di Di Gennaro, Sammarco, Porcari, Antenucci, Okaka e Sansovini (solo per citarne alcuni) ci sembra lunare che questa squadra stia tuttora lottando per uscire dalla zona playout. All'andata, nella partita che inaugurò ufficialmente il nuovo Piola, la Pro disputò la miglior partita dell'era Camolese e con un gol di Scaglia ebbe ragione dei liguri, anche allora strafavoriti.
Sul match di domenica non ci sbilanciamo: lo Spezia vuole raggiungere subito una posizione più consona ai pronostici e ai soldi spesi per costruire la super squadra che si diceva. La Pro, a questo punto, gioca per l'orgoglio, o poco più. Ma vogliamo dar retta ad Abbate (che ci auguriamo di rivedere in campo) quando annota i trenta punti ancora in palio. La squadra ci deve provare, ma stavolta, davvero, senza più amnesie difensive e con un'applicazione feroce in tutti i reparti, soprattutto in attacco.

 
19-03-2013 POLVERE DI...CALCIO DI ENRICO DE MARIA

 

 

Signori, fatevene una ragione. La Pro è questa. Quando ormai tutto è finito, il sipario è calato, gli epigoni di Caressa hanno conclamato "game over", le luci sono spente, i té caldi serviti, le prefiche in azione, ecco che si compie il miracolo. La squadra alle corde, che dovrebbe combattere solo per salvare la faccia, si ritrova, per giunta in trasferta, appetto ad una delle grandi del campionato: si stringe, in difesa, attorno al grande Borghese e al ritrovato Ranellucci e consente una sola palla gol al Padova in novanta minuti. E poco importa che sia una palla gol gargantuesca: perché a neutralizzarla vola, ma letteralmente, Valentini il grande. Una parata sensazionale, quella sul colpo di testa di De Vitis, a livello di quella di Marchetti su Quagliarella nello zero zero strappato dalla Lazio allo Juventus Stadium, oppure, se preferite, di quella di Handanovic, su Balotelli nel derby.

Corso quel rischio (e che rischio), la difesa si è compattata e Valentini ha trascorso uno dei pomeriggi tutto sommato più tranquilli della stagione. Ben disposta da Braghin, la Pro ha atteso il Padova ed è ripartita con tre-quattro contropiedi fulminanti, purtroppo mal finalizzati. Se così non fosse stato, i bianchi avrebbero chiuso - e largamente - il match prima del fantastico sinistro di Erpen, giocatore che io (e non solo io) giudico semplicemente fondamentale. Intendiamoci, non è stata una gran partita;  costretti ad assistervi, osservatori neutrali si sarebbero abbioccati, ma noi, che neutrali non siamo, l'abbiamo seguita con il cuore in gola e, alla fine, abbiamo esultato come bimbi ringalluzziti dal regalo di Natale che si aspettavano.

E così, quando ormai tutti, ma proprio tutti, stavano intonando il de profundis, la Pro ha lanciato un tipiedo, ma evidente, segnale di salvezza; che magari proviene da una stella lontana centinaia di anni luce, ma che gli aficionados più irriducibili hanno captato, eccome. E' ovvio che ora occorra lanciarne subito un altro, fin dalla gara interna, in notturna, con il Brescia dell'ex Caracciolo: Brescia che, sabato, si è fatto bloccare in casa dal Bari, ma che è pur sempre nella classifica nobile del campionato, con gli stessi punti del Padova. All'andata, i bianchi imbrigliarono bene l'attacco delle rondinelle e passarono in vantaggio con un autogol procurato da Zigoni (fu quella la miglior gara nella Pro del deludente ex milanista), prima di essere raggiunti su un'ennesima distrazione difensiva. Distrazione è una parola che deve sparire completamente dal prontuario calcistico della Pro perché - per sospirare il miracolo ancora lontano, ma non irraggiungibile - occorre sfoderare e mantenere una concentrazione feroce in tutte le gare che mancano, da qui all'eternità della serie B.

Il Brescia di Alessandro Calori è obiettivamente una buona squadra che può vantare, soprattutto, su un attacco eccellente qual è quello costituito dalla coppia Caracciolo-Corvia. La speranza è che Borghese & C. si ripetano ai livelli di Padova e che, finalmente (finalmente! finalmente!), qualche attaccante inquadri la porta. Non è pensabile che, a tre quarti circa di campionato, Tiribocchi sia il capocannoniere con tre gol (due su rigore).

Infine, Pro-Brescia si segnala per il caro ricordo di Vittorio Mero, uno dei giocatori più corretti, generosi e intelligenti nela storia del calcio italiano; un atleta che è venuto a mancare a tutti noi, troppo presto. Mamma Maria ed i suoi familiari saranno ospiti in tribuna e l'omaggio floreale che riceverà sarà, idealmente, quello di un'intera città. Si associa tutto il calcio italiano, quello pulito, bello, ideale.

 
14-03-2013 POLVERE DI...CALCIO DI ENRICO DE MARIA

 

Sabato scorso, al Piola, la Pro ha perso la partita-chiave per la salvezza, ma la città ha perso la faccia. Tribuna così cosi, rettilineo deprimente, larghi vuoti anche nella Ovest. Come dare torto ai dirigenti che ora si chiedono: “Ma davvero la Pro interessa ancora ai vercellesi?”. Se erano 64 anni che non si pregustava l’'aria di B, il riscontro numerico dei “pregustatori” è avvilente. Ciò non paia un alibi per la figuraccia rimediata dalla Pro, ma semplicemente una constatazione amara, amarissima. Con la Virtus Lanciano, nel match più importante dai tempi dell’'andata playoff con il Taranto in Prima Divisione, c’'erano meno spettatori della prima gara della mia vita: un palpitante derby di serie D con la Trinese negli Anni Sessanta.

Archiviato il primo magone, passiamo al secondo. Ma come può la bella (e defraudata) squadra ammirata a Castellamare di Stabia sciogliersi come neve al sole e inanellare un’'infinita serie di amnesie difensive che, probabilmente, hanno compromesso la già problematica rincorsa ai playout?

E soprattutto: vale ancora la pena di crederci? La risposta è sì, disperatamente sì. Fino a che, a conti fatti, si rispalancheranno le porte della C1.

Incominciare a crederci fin da Padova, contro una squadra forte e quadrata che, pure, sabato è franata in casa – e non è certo stata una buona nuova – con il Vicenza. All’'andata (primo match al rinnovato Piola, pre-inaugurazione) soccombemmo 1 a 2. Ora è assolutamente indispensabile tentare il risultato pieno. Pur battuta in casa con il Vicenza, la squadra di Colomba è di tutto rispetto con i suoi 42 punti, che la collocano in una posizione decisamente tranquilla (è settima) con vista sull'area playoff. Ma era tranquilla anche sabato scorso. Ergo: per superarla ci vorrà la feroce determinazione della gara con la Juve Stabia oppure dell'’intero match con il Sassuolo, quando, ridotta in nove, la squadra di Braghin seppe rivaleggiare fieramente con la prima della classe. Isomma, i tifosi vorrebbero rivedere quella squadra e noi, personalmente, gradiremmo rivedere all’'opera Iemmello, a nostro avviso eccessivamente sottutilizzato sinora. Pronti a smentirci con pubblica autocritica se, finalmente, gli altri attaccanti vercellesi sapranno finalmente inquadrare la porta. A questo proposito, riconosciamo che con il Lanciano, oltre al pubblico, è mancata la fortuna: vedi la magnifica rovesciata di Ragatzu neutralizzata da Leali (fior di portiere) e la traversa fatta vibrare a lungo (oh, quanto!) da Eusepi. Adesso però è ora di cacciare la palla in rete, in qualunque modo, e non possiamo sempre sperare che Modolo si reinventi bomber. Ci devono pensare le punte, quali che siano quelle che Braghin metterà in campo dall’'inizio.

Ora qualcuno si appellerà al fatto che, con la testa sgombra dall’'imperativo categorico della salvezza, la Pro Vercelli potrà sbloccarsi. Noi continuiamo a sostenere che, pallottoliere alla mano, siamo ancora in corsa. Dunque, giochiamocela, con cuore, furore e, soprattutto, applicazione. Per intenderci, non vogliamo mai più vedere un gol come il secondo incassato con il Lanciano. Mai più. E sappiamo bene che, opportunamente concentrata, questa Pro è in grado di far segnare gli avversari col contagocce. Dunque, alla riprova, al riscatto. Immediati. 

 
07-03-2013 POLVERE DI...CALCIO DI ENRICO DE MARIA

 

 

Prima di ogni altra cosa, diamo conto dell'importantissimo incontro, a tavola, che si è svolto ai margini della riunione al Centro tecnico di Coverciano, fra le rappresentanze di tutte le società di serie B (mancava solo il Lanciano) e gli arbitri. La Po Vercelli era rappresentata da Secondo, Rizzi, dal dirigente Avarello e del capitano, Abbate. Ebbene, secondo quanto ci ha raccontato il presidente della Pro, la delegazione vercellese ha visto che erano seduti a tavola, uno accanto all'altro, gli arbitri Velotto (Pro Vercelli-Sassuolo) e Roca (Juve Stabia-Pro Vercelli); i vercellesi hanno chiesto e ottenuto di accomodarsi accanto a loro. Poi, ovviamente, si è parlato di tutto, anche dei ben noti e contestai episodi. Velotto è stato irremovibile (ritiene di aver ragione), ma anche cordiale e, tutto sommato, simpatico. Ha scherzato anche con Abbate - suo compaesano di Orbetello -: prima della partita avevano concordato di scambiarsi le maglie, poi è successo quello che è successo. Abbate ha ammesso di avere esagerato, ma ha fatto notare che la sua protesta è scaturita dal "mani" sulla linea non sanzionato, alla fine del primo tempo. Velotto ha detto di non averlo visto.
Dal canto suo, pur aperto e cordiale con i suoi commensali, anche l'arbitro Roca ha detto che, a suo avviso, il rigore su Cellini c'era, e ha chiarito che lo l'ha fischiato non per l'intervento di Borghese (che, difatti, non aveva neppure sfiorato l'attaccante della Juve Stabia), ma per il piede contro piede di Germano. Piccola apertura, invece, sul fuorigioco. Roca ha spiegato che il suo guardalinee non l'ha sbandierato al tocco di Eusepi verso Erpen (che era chiaramente all'indietro), ma per la posizione di partenza di Eusepi (come noi avevamo sempre pensato); e a Secondo, che gli ha fatto notare come, in effetti, Eusepi fosse stato servito da un giocatore locale, pur su lancio iniziale partito dalle retrovie della Pro, l'arbitro ha convenuto che l'interpretazione del presidente della Pro poteva avere una giustificazione (il che per un arbitro non è poco), purtroppo per noi, il suo collaboratore l'ha vista diversamente.
Intendiamoci, non è che una scambio di vedute a tavola possa, di colpo, mutare il destino della Pro, tuttavia chiarimenti del genere sono sempre importanti e bene hanno dunque fatto i vertici della Pro ed il capitano a cogliere l'occasione di questo franco colloquio, anziché fare i sostenuti e gli arrabbiati.
Ci sembrava giusto aprire la nostra rubrica con questa notizia, prima di passare alla veloce analisi del match di Castellamare di Stabia, dove abbiamo ammirato la più bella Pro Vercelli della stagione, capace di mettere sotto la pur quotata formazione di Braglia, settima in classifica e con non sopite ambizioni di arrivare ai playoff. Al di delle decisoni di arbitro e guardalinee, che ci hanno obiettivamente penalizzati, rileviamo che purtroppo, come era accaduto anche ad Ascoli e con il Cittadella, pure a Castellamare si sono gettate al vento occasioni clamorose. Diciamocelo chiaramente: pur con tutti gli alibi dei torti arbitrali (veri o presenti), con un pizzico di lucidità in più sotto porta - ma proprio il minimo indispensabile - la Pro oggi avrebbe sei punti in più. E non è poco.
Ma adesso concentriamoci sulla sfida ormai decisiva (ma a questo punto lo saranno, inevitabilmente, tutte) con il Lanciano. Sfida da vincere assolutissimamente, anche perché da quando lo affrontammo, all'andata, il Lanciano ha preso il volo. Ricorderete tutti che, a quei tempi, chissà perché, si diceva che il Laciano era la squadra su cui fare la corsa e possibilmente da raggiungere e staccare, perché "la più scarsa del girone". I risultati hanno smentito questa previsione cassandriana: la Virtus di Carmine Gautieri ha ben 12 punti in più della Pro Vercelli e, se non proprio del tutto tranquilla, occupa una posizione in classifica assai più rassicurante della nostra. E' pur vero però che, nell'ultimo turno, ha subito una dura battuta d'arresto casalinga con il Brescia. All'andata fu 1 a 1: un punto buttato, uno dei tantissimi. Sabato, al Piola, è inutile fare qualsiasi altro calcolo che non sia quello della vittoria. Castellamare di Stabia ci ha confortanti, nonostante tutto. Dunque, per favore, ripetete la gara di sabato scorso, ma con una sporta di cinismo e concretezza in più.

 
01-03-2013 POLVERE DI...CALCIO DI ENRICO DE MARIA

 

Che rabbia! Il sogno di sei punti consecutivi, che avrebbero potuto mettere le basi del ponte verso la salvezza è tramontato. La Pro ha incominciato benissimo la gara interna con il Cittadella; come un pugile che volesse cancellare in fretta l'onta del primo match (il mortificante 3 a 0 dell'andata rimediato a fine settembre) Ranellucci e soci hanno messo all'angolo i veneti, li hanno investiti con una gragnuola di colpi, ma non sono riusciti ad assestare il colpo del ko, che sembrava imminente. Il forcing si è protratto per 20-25 minuti ed il Cittadella sembrava la classica vittima sacrificale; e se solo l'arbitro avesse visto io netto "mani" in area, proprio all'inizio, forse la Pro avrebbe chiuso i conti. Purtroppo non l'ha visto. La bella Pro si è a poco a poco spenta e Valentini è dovuto salire in cattedra, prima che, nel finale, Modolo (paradossalmente l'"attaccante" più pericoloso) si pappasse la prima delle tre occasionissime della gara.
Se la prima parte del primo tempo era stata bella e benaugurante, la ripresa è stata, almeno per tre quarti pessima. Le due squadre hanno sfoggiato il peggio del loro repertorio, con la palla a rimbalzare costantemente da una parte all'altra del campo,come in un brutto match di tamburello. A quel punto abbiamo invocato a lungo l'inserimento di Erpen, che avrebbero però costretto Braghin a rivedere l'assetto di centrocampo; Braghin ci ha accontentati nel finale è non è stato certo casuale se, dopo l'ingresso di Epen, la Pro abbia costruito le altre due palle-gol (senza contare una bella rovesciata dello stesso Erpen, millimetricamente fuori): la prima - clamorosissima - è capitata sui piedi di Eusepi, che è riuscito a ciccarla ripetendo l'impresa (ovviamente al contrario) di Ascoli; la seconda ancora una volta ad un difensore, Ranellucci, che se l'è fatta neutralizzare dal portiere. Morale: se vuoi salvarti non puoi sciupare tre nitide palle gol a ridosso dell'estremo difensore avversario. Non puoi assolutamente.
Detto questo, il pur deludente (nel punteggio) match con il Cittadella ha detto, anzi ribadito, che la squadra finalmente c'è. Che può vedersela con chiunque, che non rischia più di essere maltrattata, anzi malmenata come avvenne a punto a Cittadella, e come riaccadde , pochi giorni dopo, a Piacenza, nell'andata con la Juve Stabia. Sabato appunto, si va a Castellamare di Stabia, per incontrare quella che, rispetto all'andata, ha fatto decisamente strada, affermandosi come una vera potenza del girone: settima in classifica, la bella squadra di Piero Braglia è a ridosso della zona playoff. Non sarà quindi un avversario abbordabile. Ma abbiamo visto che questa Pro Vercelli sembra in grado di giocarsela con chiunque: dopo la "rivoluzione" secondiana, una sola squadra è riuscita a mettere in croce Ranellucci e compagni, il Livorno, ma limitatamente al secondo tempo. Lo stesso Sassuolo, prima che si ergesse a protagonista il geometra Velotto, era sotto nel punteggio. A ranghi completi questa Pro appare molto forte in difesa - prima, il punto debole - e buona a centrocampo, settore in cui sarà importante il recupero del giovane talento Appelt Pires. L'attacco è da rivedere, anche con i rientri di Iemmello (per noi insostituibile) e di De Silvestro. Nell'attesa che Eusepi si sblocchi finalmente (sull'impegno del giocatore, nulla da ridire), e che Ragatzu si confermi. Castallamare di Stabia sarà un banco di prova probabilmente decisivo: la zona playout è ancora lontana, ma a portata di vista; cerchiamo di recuperare quanto abbiamo scialacquato con il Cittadella.
 


Pagina 3 di 16